L’etnoletto Kanak Sprak (Seconda parte)

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L’etnoletto Kanak Sprak (Seconda parte)

Nell’articolo precedente concernente la Kanak Sprak ci siamo occupati del rapporto che intercorre tra esso e il tedesco. Questa volta, invece, analizziamo il rapporto tra l’etnoletto parlato a Berlino e la lingua turca, a partire dagli articoli determinativi ed indeterminativi. In turco, mentre non sussiste l’utilizzo dell’articolo determinativo, l’unico articolo indeterminativo è bir. Nel caso della Kanak Sprak, invece, è contemplato l’utilizzo di un solo articolo determinativo ed indeterminativo, rispettivamente “dem” ed “einem”, entrambi declinati al dativo e validi per tutti i sostantivi, ad esempio: “Dem Moderator (sostantivo maschile in tedesco standard) gefragt: “Warum?” “Weisich net!“, dem Sandra gefragt (sostantivo femminile in tedesco standard), come riportato da Donatella Mazza nella sua opera “La Lingua Tedesca. Storia e Testi”.

In turco gli aggettivi vengo posti prima del sostantivo cui si riferiscono e rimangono invariati, ad esempio “güzel evler” (belle case). Stesso discorso per la Kanak Sprak, in cui gli aggettivi rimangono invariati (Dem alte Tuss) ma seguono il sostantivo a cui si riferiscono.

Come per gli aggettivi, in turco e in canaco anche i sostantivi non hanno genere, con l’unica differenza che mentre nel primo caso il plurale è formato dal suffisso ler/lar (se la vocale dominante del sostantivo che viene usato al plurale è dolce come e, i ö, ü, il suffisso sarà ler, per esempio göl-göller /lago-laghi/, se è dura, come a, ı, o, u,  sarà lar, es: okul-okullar /scuola-scuole/), nel secondo caso vengono invece prese in considerazione, ma non sempre, le norme che regolano il plurale dei sostantivi del tedesco standard.

Dopo una prima analisi possiamo dire che è a dir poco tangibile l’analogia tra i due idiomi, siccome nell’etnoletto in questione non si fa differenza di genere proprio come in turco.

Un ulteriore elemento che caratterizza entrambe le lingue è l’uso dei suffissi i quali giocano un ruolo fondamentale in lingua turca nel determinare il plurale dei sostantivi, come abbiamo visto precedentemente, con i suoi casi di declinazione, e nella coniugazione dei verbi; ovviamente non li citeremo per evitare di dilungarci troppo. In Türkedeutsch, invece, il pronome personale soggetto, che viene spesso omesso in turco, può fungere da suffisso in un verbo coniugato, ad esempio “Weisstu”, anziché “Du weisst”, “Willstu” al posto di “Du willst”.

L’ordine delle parole in lingua turca è di tipo SOV, ossia, “Soggetto + Oggetto + Verbo. L’idioma canaco segue invece lo stesso ordine dell’Hochdeutsch (SVO – Soggetto + Verbo + Oggetto) che può essere scompaginato in base alla posizione di determinate parole, proprio come in tedesco standard. Se all’inizio di una frase venisse posto un avverbio od un complemento il verbo acquisirebbe la seconda posizione e questo fenomeno prende il nome “Zweitspracherwerb” (verbo in seconda posizione), ad esempio: “Dann hat dem Moderator wiedern losgelabert”.

Anche nel caso di una frase subordinata i parlanti dell’etnoletto in questione seguono la regola che vuole il verbo flesso, o coniugato, in posizione finale, per esempio “Immer wenn dem gelabert hat, hat dem immern wiedern gepiest”. In alcuni casi, come messo già in evidenza nel primo capitolo, quest’ordine può anche non essere rispettato: Jetzt bin ich 18 Jahre alt (tedesco standard) – Jetzt ich bin 18 Jahre alt (Kanak Sprak).

Bibliografia

Borriello, Marco; Analisi sulla Kanak Sprak nel mondo dei media, 2017

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